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Veterinario controlla il mantello di un cane con un pettine a denti fitti per cercare pulci e granelli scuri.
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L’ipertiroidismo nel gatto: prevenirlo e curarlo

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L’ipertiroidismo nel gatto:
prevenirlo e curarlo

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Master di II livello in Nutrizione clinica del cane e del gatto” headline_size=”small” dash=”no” subheadline=”” el_class=”” el_style=”” dash_style=”btAccentDash”][/bt_header][bt_hr top_spaced=”not-spaced” bottom_spaced=”bottomSemiSpaced” transparent_border=”noBorder” el_class=”” el_style=”” responsive=””][/bt_hr][bt_text]

Negli animali, così come nell’uomo, non vi è alcun organo o tessuto che non risenta dell’azione degli ormoni prodotti dalla tiroide, una ghiandola endocrina situata a livello dei primi anelli della trachea. Un’alterazione della produzione di questi ormoni, infatti, determina numerosi effetti nell’organismo. L’ipertiroidismo è uno di questi: si tratta di una patologia caratterizzata dall’eccessiva secrezione di ormoni tiroidei (iodotironine). Nell’uomo questa patologia riveste una discreta importanza ed è causata comunemente da un’iperplasia primitiva della tiroide o da un nodulo iperfunzionante, da un tumore in genere benigno o da una tiroidite di Hashimoto.

Nel gatto è, invece, una patologia con una frequenza decisamente superiore rispetto alle altre specie, tanto da essere considerata il più frequente disturbo endocrino in soggetti che vanno dagli 8 ai 18 anni di età. È causata, nella maggior parte dei casi, circa il 90 per cento, da un’iperplasia della ghiandola o da un adenoma (tumore benigno) e, solo nel 2 per cento circa dei casi, da un carcinoma (tumore maligno).

Le cause che conducono ad un disturbo della ghiandola tiroidea che sfocia nell’ipertiroidismo sono:

  • immunoglobuline e vari fattori di crescita;
  • molecole che mimano l’azione degli ormoni tiroidei (ftalati presenti nella plastica, resorcinolo, paraclorobenzene, ovvero un solvente utilizzato nella produzione di erbicidi, vernici, ecc, BFR ovvero ritardanti di fiamma);
  • eccesso di iodio nella dieta.

I sintomi più evidenti sono:

  • dimagramento (90% dei casi);
  • cambiamenti del comportamento;
  • vomito e diarrea;
  • aumento della sete e della frequenza di urinazione;
  • aumento della fame;
  • alterazioni del ritmo respiratorio;
  • aumento della frequenza cardiaca.

Gli effetti sull’apparato cardiovascolare e renale sono importanti. In caso di dubbio o sospetto della patologia, è quindi utile recarsi immediatamente presso il medico veterinario di fiducia. A una diagnosi tempestiva, infatti, è legata una buona prognosi: il gatto riesce a condurre una vita regolare con un trattamento farmacologico quotidiano che prevede la somministrazione orale di una o più compresse.

Controlli regolare e una buona alimentazione, infine, possono essere un ottimo aiuto per la prevenzione.

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