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Complesso palatoschisi – labbro leporino nel cane e nel gatto

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Complesso palatoschisi –

labbro leporino nel cane e nel gatto


Carmine MaranoAutore: Cinzia Montagnoli, Medico Veterinario in Roma


Tra le numerose patologie congenite riscontrate nel cane e nel gatto, il labbro leporino, la palatoschisi o la concomitante presenza delle due malformazioni sono tra le più comuni. Il palato è una struttura che separa la cavità orale da quella nasale e consente, durante l’allattamento, contemporaneamente la suzione e la respirazione del neonato. Durante lo sviluppo embrionale, il palato deriva dalla fusione di diverse strutture ossee e non, se i meccanismi di fusione subiscono delle alterazioni, si possono verificare delle comunicazioni anomale tra la cavità orale e nasale. La comunicazione anomala tra le due cavità, con coinvolgimento del palato molle, palato duro, osso incisivo e/o labbro superiore prende il nome di “fistola oronasale congenita”. In base alle strutture interessate si parla di labbro leporino (labbro superiore e osso incisivo) o di palatoschisi (palato duro e/o molle). 

Nel cane la condizione è particolarmente frequente in alcune razze come lo Shih-Tzu, Bulldog, Pointer, pastore svizzero, Pechinese, Carlino, Cocker Spaniel, Bassotto, ecc. Nel gatto è riportata con frequenza nel Siamese, ma anche nel Main Coon.
La natura preponderante è quella ereditaria, ma possono essere implicati altri fattori quali deficit nutrizionali o eccessi vitaminici materni, esposizione delle gestanti ad agenti chimici o sostanze tossiche, somministrazione di farmaci e infezioni virali contratte in gravidanza. A seconda della gravità della schisi, la condizione comporta, nei casi più gravi, morte improvvisa dopo la prima poppata o sviluppo di polmonite ab ingestis a causa della bronco inalazione di colostro o latte, o disturbi dell’assunzione alimentare di varia intensità se la schisi è parziale. In questi ultimi casi i sintomi comportano:

  • suzione improduttiva, 
  • disfagia, 
  • fuoriuscita di latte dalle narici, 
  • tosse e starnuto durante e dopo la suzione, 
  • riniti, 
  • infezioni respiratorie ricorrenti e ritardi di crescita. 

Poiché oltre al rischio di morte improvvisa, anche la polmonite ab ingestis è frequentemente fatale, è indispensabile emettere diagnosi di palatoschisi immediatamente dopo la nascita. 

Nei casi meno gravi la prognosi può essere favorevole, in particolare se è possibile ricorrere all’alimentazione artificiale mediante sonda oro-gastrica in attesa della correzione chirurgica della malformazione; negli altri casi la prognosi è infausta. Inoltre nell’8% circa dei cani e gatti affetti, la malformazione può essere accompagnata dalla presenza di anomalie di sviluppo d’altri organi o apparati, che spesso pregiudicano la sopravvivenza dei neonati con palatoschisi. La terapia è di tipo chirurgico da effettuarsi all’età di 6-8 o, meglio, 12 settimane, mediante una plastica palatina per ricostruire il pavimento delle cavità nasali. In previsione della correzione chirurgica, nella maggior parte dei casi è indicata l’alimentazione mediante sonda oro-gastrica fino al momento dell’intervento e nei 7-10 giorni successivi, al fine di evitare contaminazioni alimentari delle vie respiratorie. 

Data la multifattorialità della patologia, la prevenzione si attua su diversi fronti. Dovrebbe basarsi sull’esclusione dalla carriera riproduttiva dei soggetti portatori, gestire correttamente l’alimentazione delle gestanti ed evitare i trattamenti farmacologici associati a maggior pericolo di comparsa di palatoschisi.


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