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Malattia cronica
della valvola mitrale


Autore: Manuel Felici, Medico Veterinario
Specialista in patologia e clinica degli animali d’affezione, perfezionato in cardiologia dei piccoli animali.


La malattia cronica della valvola mitrale rappresenta la patologia cardiaca acquisita più frequente nel cane. È determinata da una progressiva degenerazione fibrosa della valvola mitrale che può provocare prolasso della valvola con insufficienza mitralica.

La valvola mitrale separa e regola i flussi sanguigni nei due settori (atrio e ventricolo) sinistri del cuore, a una sua alterazione consegue quindi un rigurgito di sangue nell’atrio sinistro. Quando questo è di grado lieve, il cuore riesce a mettere in atto una serie di meccanismi compensatori per cui il cane non mostra nessun segno di scompenso; all’aumentare però della quota di rigurgito, nell’atrio sinistro cambiano gli equilibri pressori all’interno delle camere cardiache e si riduce inevitabilmente la gittata cardiaca, con possibile alterazione della normale frequenza cardiaca.

Considerando l’alta prevalenza di questa malattia nel cane ed essendo la causa più frequente di scompenso cardiaco in questa specie, la sua diagnosi precoce si rende imperativa.

In relazione alla predisposizione di razza (generalmente ad essere più colpite sono le razze di piccola taglia), dall’esame clinico e dalle indagini di diagnostica per immagini (radiologia ed esame ecocardiografico) i cani vengono classificati in quattro classi di gravità.

Alla visita clinica, l’unica alterazione che si può riscontrare inizialmente è un soffio cardiaco sistolico apicale sinistro, di intensità generalmente correlata alla gravità. La diagnosi, comunque, avviene esclusivamente mediante esame ecocardiografico che, integrato dall’esame color-Doppler, permette di studiare l’apparato valvolare e valutare il grado di rimodellamento delle camere cardiache, la percentuale di rigurgito, la sua velocità e le pressioni all’interno delle camere cardiache. Il tutto al fine di impostare un’adeguata terapia medica.

Vista l’iniziale fase completamente asintomatica, è sempre necessario non sottovalutare un soffio cardiaco riscontrato durante la visita clinica; spesso, infatti, quando compaiono i segni clinici della malattia, lo stadio è già molto avanzato.

Tra i segni clinici tardivi (di scompenso) più frequenti troviamo:

  • riluttanza al movimento;
  • affaticabilità;
  • tosse;
  • aumento della frequenza respiratoria (anche mentre il cane dorme).

In questa patologia, quindi, il binomio proprietario-medico veterinario è fondamentale, perché un proprietario attento riesce ad accorgersi di tutte queste alterazioni nel proprio cane e prontamente può condurlo in visita da uno specialista.

Lo scompenso cardiaco di questa malattia esita nell’edema polmonare, che rappresenta una vera e propria emergenza: il cane ha una progressiva difficoltà respiratoria che, se non trattata tempestivamente, può portarlo alla morte.


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