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La Dermatofitosi, meglio conosciuta come tigna

autore:

Marianna Filareto, Medico Veterinario in Roma
Specializzanda in Malattie infettive, profilassi e polizia veterinaria


Vetrino di Microsporum canis al microscopio.
Vetrino di Microsporum canis al microscopio.

Le micosi sono patologie molto diffuse, anche se ancora sottodiagnosticate. La dermatofitosi è una dermatosi micotica causata da funghi filamentosi che digeriscono la cheratina. I generi più diffusi responsabili di questa patologia sono il Microsporum, il Trichophyton e l’Epidermophyton. In base al loro habitat, questi funghi si differenziano in:

  • Zoofili: vivono e si moltiplicano sul mantello animale. Tra questi i più comuni sono il Microsporum canis, che costituisce una zoonosi (è trasmissibile all’uomo) e colpisce il cane e il gatto; il Trichophyton mentagrophytes, che copisce roditori e cammelli; il Microsporum persicolor, che colpisce piccoli roditori e cani;
  • Geofili: vivono e si riproducono nel suolo; tra questi il più comune è il Microsporum gypseum, isolato nel cane e nel cavallo.
  • Antropofili: vivono e si riproducono sull’uomo; tra questi il più comune è il Trichophyton rubrun.

Le dermatofitosi sono più frequenti nei periodi caldi e in ambienti umidi; anche bagni eccessivi o eccessiva pulizia dell’animale possono predisporre all’insorgenza di una micosi, in quanto vengono rimosse le barriere cutanee naturali, come il sebo, le cellule morte superficiali, ecc. Nel gatto è stata ipotizzata una correlazione tra infezione dermatofitica e FIV e Felv, ma il dato potrebbe dipendere dal tipo di vita dei soggetti infetti, spesso randagi o conviventi in grandi collettività.

 

Trasmissione

Sono malattie contagiose, facilmente trasmissibili sia per via diretta, mediante contatto tra animali, sia per via indiretta, attraverso il contatto con superfici od oggetti contaminati dalle spore infettanti di questi organismi. Le micosi costituiscono importanti zoonosi, patologie che si possono trasmettere dagli animali all’uomo. Il contagio avviene in genere in soggetti stressati o immunodepressi, con scompensi endocrini, condizioni organiche carenziali, carenze vitaminiche, alterazioni del derma o in conseguenza di un calo delle difese immunitarie. Fattori predisponesti sono anche prolungate terapie antibiotiche o cortisoniche.
La trasmissione avviene mediante contatto diretto tra animale infetto e individuo recettivo, oppure mediante contatto indiretto attraverso le spore che sono forme di resistenza del fungo presenti nell’ambiente. Pertanto anche se sono stati registrati casi di guarigione spontanea, le dermatofitosi richiedono un trattamento tempestivo. Oggi la specie animale più recettiva è il gatto, importante in quanto facilmente può fungere da portatore asintomatico.
Inoltre, non solo gli animali possono trasmettere funghi all’uomo, viceversa le dermatofitosi dell’uomo possono essere trasmesse dal proprietario all’animale (dermatofiti antropofili).

Cause predisponenti

I soggetti più predisposti ad infezioni funginee sono:

  • soggetti molto giovani, che pare abbiano una concentrazione di acidi grassi inferiore nel sebo e quindi sono maggiormente predisposti, così come i soggetti più anziani che hanno un sistema immunitario meno efficiente;
  • soggetti debilitati da malattie concomitanti (FIV, Felv, ecc);
  • soggetti malnutriti;
  • soggetti che presentano parassitosi intestinali;
  • soggetti stressati o che vivono in condizioni di sovraffollamento: gattili, canili, colonie;
  • soggetti con immunodepressione indotta da farmaci: chemioterapia (anche nell’uomo) e terapie cortisoniche;
  • soggetti che presentano lesioni cutanee da morso di animali o lesioni da grattamento, ectoparassiti e lesioni indotte dal loro morso;
  • soggetti sottoposti a lavaggi troppo frequenti e con prodotti non idonei, come l’utilizzo troppo frequente di salviettine disinfettanti, prodotti che alterano il ph cutaneo, ecc.;
  • soggetti a pelo lungo (Yorkshire Terrier, gatti Persiani).

Sintomi

La dermatofitosi è una malattia pleomorfa e non può essere diagnosticata basandosi esclusivamente sui rilevamenti clinici. Il periodo di incubazione è di circa 2-4 settimane. Si tratta primariamente di una malattia follicolare e i principali segni clinici comprendono:

  • la perdita del pelo;
  • la produzione di scaglie e di croste;
  • prurito variabile.

Alcuni pazienti sviluppano la lesione tipica ad anello, caratterizzata dalla zona centrale alopecica e alla periferia papule follicolari e infiammazione. Le lesioni possono essere singole o multiple e localizzate in qualsiasi parte dell’animale, anche se le parti anteriori del corpo e la testa sembrano essere più frequentemente coinvolte. Nel gatto sono localizzate soprattutto a livello del dorso del naso, sui margini auricolari, sulla porzione distale degli arti e sulla coda. Nel cane si localizzano soprattutto su dorso del naso, aree perioculari, margine auricolare. Nel cane può svilupparsi una lesione particolare, detta “kerion”, lesione nodulare, edematosa e umidiccia, che trasuda materiale purulento.

In animali in buono stato di salute, la lesione è autolimitante e si risolve da sola nel giro di qualche settimana. Altri animali, però potrebbero avere una risposta esagerata all’infezione, una reazione di tipo allergico, del tutto soggettiva e che può determinare la gravità o meno e differenza di lesioni presenti da un soggetto ad un altro. Nel gatto, in particolare, è stata segnalata una forma particolare di dermatofitosi, detta “dermatofitosi granulomatosa sottocutanea”. Questo tipo di lesione sembra essere più comune nei gatti persiani e si è ipotizzato che possa essere associata ad un alterato stato immunitario. Il processo inizia come una follicolite micotica che evolve in una dermatite granulomatosa nodulare o diffusa a carico del derma profondo e del sottocute che prende il nome di pseudomicetoma.

Diagnosi

La diagnosi di dermatofitosi richiede, oltre all’esame fisico del paziente, anche di alcune procedure diagnostiche effettuate solo dal veterinario. Un metodo efficace è l’utilizzo di una lampada a raggi UV che, illuminando il pelo, può mettere in evidenza il 50% delle specie di M. Canis, ma non delle altre specie, che infestano cani e gatti, grazie alla loro capacità di luminescenza. Esiste, tuttavia, il rischio di falsi negativi.

Il veterinario può quindi procedere ad una analisi microscopica delle lesioni. Si procede con un prelievo dei peli e si osservano al microscopio.
Il test in assoluto più sicuro è un prelievo di peli da mettere in coltura in terreni specifici, non sempre presenti nelle strutture veterinarie. Il fungo impiegherà dai 7 ai 45 giorni, a seconda della specie, a crescere e poi potrà essere tipizzato in base alla forma e caratteristiche che presenta oltre a poter poi essere osservato microscopicamente.

 

Trattamento

La dermatofitosi, in condizioni di buona salute, spesso va incontro a remissione spontanea dei sintomi e si risolve completamente entro tre mesi. La risposta immunitaria può essere sufficiente al controllo delle lesioni cutanee causate dai dermatofiti.

Tuttavia, ogni qual volta si riscontri un’infezione da dermatofiti è raccomandato il trattamento antifungino per ridurre le possibilità d’infezione per altri animali e per l’uomo e la disseminazione delle forme infettanti nell’ambiente.

Il trattamento, topico o sistemico a seconda delle lesioni, viene improntato dal medico veterinario.

 

Trattamento ambientale e prevenzione

Il materiale infetto disperso nell’ambiente può rimanere infettante per molto tempo, anche per anni. La decontaminazione ambientale comprende un’accurata pulizia e l’applicazione di agenti disinfettanti nell’ambiente coinvolto. È buona norma isolare gli animali malati o con infezione sospetta; pulire, lavare e disinfettare accuratamente l’ambiente con soluzioni di ipoclorito di sodio allo 0,5% o formaldeide e lavare tappeti, moquette, divani con strumenti a vapore a 100°.

Per quanto riguarda l’uomo, nella prevenzione delle dermatofitosi, è di fondamentale importanza il rispetto delle norme igienico-sanitarie di base. Nei confronti delle dermatofitosi di origine zoonosica, molto efficace, ai fini della prevenzione del contagio, è l’igiene personale e, in particolare, lavarsi le mani con sapone, preferibilmente a base di zolfo, dopo ogni contatto con animali infetti o con oggetti con cui questi animali possono essere entrati in contatto.


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